Petizione del CGIE contro i tagli

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Petizione del CGIE contro i tagli

Messaggio  Rosanna il Lun 03 Nov 2008, 16:15

Carissimi colleghi e amici, vi inserisco l'articolo da "Il giornale" redatto da Chiara Marcon.

Tagli ai Corsi di Lingua e Cultura Italiana
di Coordinamento Enti Gestori Iniziative Scolastiche in Svizzera
Monday, 03 November 2008

I tagli ai Corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera: disagi per gli utenti, un danno d’immagine nei confronti delle autorità locali, la perdita di un importante strumento di promozione culturale e lo smantellamento di un esperienza positiva.La Legge Finanziaria 2009, attualmente al vaglio del Parlamento, prevede tagli significativi ai capitoli di spesa destinati agli italiani all’estero, soprattutto per quanto concerne i corsi di lingua e cultura italiana. Il capitolo 3153, che destina i contributi agli enti gestori, sarà ridotto da 34 milioni di EURO - previsti nella legge Finanziaria 2008 - a soli 14,5 milioni nel 2009, con un taglio del 60%. Le conseguenze dei tagli sul servizioL’entità dei tagli comporterà ripercussioni negative sul funzionamento dei corsi con inevitabili ricadute sui16’000 alunni in età scolare che fruiscono di tale servizio e sulle loro famiglie.
I tagli previsti non consentiranno agli enti gestori di garantire la continuità dei corsi sino al termine dell’anno scolastico in corso. Infatti, essi giungono a metà dell’anno scolastico 2008/2009, con attività già ampiamente in corso, pianificate e concordate con tutte le parti interessate.



Gli enti saranno tenuti a sospendere il servizio o a ridimensionarlo in maniera significativa, smantellando di fatto un sistema ben funzionante. Attualmente gli enti gestori in Svizzera amministrano direttamente la metà dell’intervento scolastico, con ben 700 corsi e oltre 7000 alunni.

La chiusura dei corsi comporterà forti disagi per migliaia di famiglie che si vedranno private di un importante strumento didattico-formativo, impoverendo la formazione e la crescita culturale degli studenti.

Gli enti saranno costretti a disdire i rapporti di lavoro con i docenti assunti in loco. I termini di preavviso previsti dalla legislazione locale hanno indotto molti enti a licenziare il personale docente già nel corso di questa settimana. Tali misure riguardano, allo stato attuale, 110 docenti. Si sottolinea che essi, oltre a disporre di tutti i titoli di studio previsti dalla normativa vigente, operano oramai da anni con grande competenza, impegno ed entusiasmo nel settore corsi, nonostante il loro livello retributivo sia inferiore agli standards nazionali svizzeri.

La chiusura dei corsi arrecherà un grave danno di immagine alla rappresentanza italiana nei confronti delle autorità locali, che ospitano gratuitamente i corsi di lingua e cultura italiana nella scuola pubblica, li sostengono da un punto di vista organizzativo e li promuovono pubblicamente. I corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera hanno raggiunto un alto grado di integrazione nel sistema scolastico svizzero. Con la riduzione dei contributi italiani, i corsi perderanno la loro posizione privilegiata e rischieranno nuovamente di essere marginalizzati nel sistema scolastico locale.

La chiusura dei corsi di lingua e cultura italiana comporterà la quasi totale scomparsa dell’italiano nella scuola svizzera. L’insegnamento dell’italiano ha subito negli ultimi anni un preoccupante calo d’interesse in tutta la Confederazione, con tagli a livello di scuola superiore e alla soppressione di cattedre a livello universitario. Queste misure rischiano di farlo scomparire dalla scuola pubblica svizzera, dove l’italiano è oramai confinato nella scuola media superiore e, in molti casi, è ridotto a materia facoltativa e non curricolare, incalzato dalla lingua spagnola. I corsi rappresentano oggi “l’ultimo salvagente dell’ italiano” nella scuola svizzera e consentono di avvicinare alla nostra lingua gli alunni sin dalla scuola primaria.

I corsi di lingua e cultura italiana, per la nostra collettività, non rappresentano unicamente uno strumento di conservazione della propria lingua, ma svolgono, per la loro diffusione capillare sull’intero territorio svizzero e per la loro consistenza numerica, una funzione fondamentale per la promozione anche della cultura italiana. Chiudere o ridimensionare pesantemente i corsi significherebbe rinunciare in Svizzera a uno strumento strategico di diffusione e promozione dell’italiano.

Con la chiusura dei corsi gestiti dagli enti si pone bruscamente fine a un’esperienza di gestione positiva del settore. La cosiddetta “Gestione mista” fondata su una diretta collaborazione tra Amministrazione e enti gestori, unanimemente considerata valida nel Piano Paese 2007/2009, viene messa in seria discussione. La gestione degli enti in questi anni non si è limitata a garantire la continuità del servizio, ma anche a rilanciare la funzione dei corsi, adeguarne i contenuti, allargarne la diffusione ed è servita a introdurre nei corsi elementi di qualità e innovazione. Tra i risultati raggiunti dalla gestione mista sono da annoverare la continuità didattica, intesa come copertura del servizio, ma anche come impiego costante dei docenti, l’ampliamento dei corsi e l’aumento degli alunni, l’avvio di progetti di certificazione, l’estensione dei corsi alle prime classi con progetti sperimentali, la realizzazione di progetti di insegnamento bilingue in immersione e di progetti di aggiornamento con la scuola locale.

I tagli colpiscono direttamente i corsi di lingua e cultura italana gestiti dagli enti gestori, determinando una insostenibile situazione di disparità tra alunni di corsi gestiti dall’ente e alunni di corsi in cui operano docenti di ruolo.

I tagli ai corsi di lingua e cultura italiana all’estero vengono effettuati mentre in Parlamento sono state presentate varie proposte di riforma dell’intervento scolastico all’estero. La necessità di una riforma del quadro legislativo è unanimemente condivisa da tutti i soggetti che operano nel mondo della scuola all’estero. I tagli previsti cancellano tuttavia in un solo colpo un intero settore di intervento, impedendo di fatto la realizzazione di qualsiasi disegno di riforma. Tali tagli avrebbero, purtroppo, come conseguenza la desertificazione dell’insegnamento all’estero e non vi sarà più nulla da riformare.

Le collettività italiane all’estero stanno attraversando una fase di ricambio generazionale, che ha prodotto una crisi dell’associazionismo organizzato e l’allentamento dei legami collettivi e identitari di molti connazionali. Lo Stato ha più volte, in passato, riconosciuto la necessità di “fare rete” e di “fare sistema” tra i servizi e le strutture degli italiani all’estero. Il settore dei corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera risponde concretamente a quelle esigenze. È sbagliato chiudere un settore che già oggi “fa comunità” e rappresenta un forte legame di identificazione con lo Stato italiano.


I corsi di lingua e cultura italiana continuano a svolgere una funzione di rilievo per la formazione e lo sviluppo dell’identità dei ragazzi e delle ragazze che li frequentano. I risultati statistici confermano come la sicurezza nella padronanza della lingua materna costituisce una premessa fondamentale per il buon apprendimento della lingua locale e una ricchezza irrinunciabile nel processo di integrazione nella realtà scolastica locale, nel mondo del lavoro e nella società in senso lato. I corsi costituiscono l’architrave a sostengono del bi- e plurilinguismo e alimentano significative competenze multicuturali. Il Coordinamento Enti Gestori in Svizzera chiede, pertanto, al Ministero degli Affari Esteri, al Governo e al Parlamento di attivarsi per riconsiderare il provvedimento che introdurrebbe i tagli nel settore scolastico, in modo particolare nei corsi di lingua e cultura italiana, vero motore della diffusione e promozione dell’italiano in Svizzera. Il Coordinamento auspica ch si possano individuare nella Legge Finanziaria le necessarie coperture per ripristinare l’ammontare del capitolo 3153/2008 e di garantire così la continuità del servizio nell’esclusivo interesse degli utenti.

PETIZIONE MONDIALE LANCIATA DAL CGIE
di CGIE
Monday, 03 November 2008
I membri del C.G.I.E. rappresentanti di Svizzera, Croazia e San Marino hanno lanciato una petizione mondiale rivolta soprattutto ai rappresentanti istituzionali, del C.G.I.E., dei Comites e del Collegio parlamentare estero. In allegato trovi il testo da noi adottato che è possibile firmare sul sito sotto indicato.

http://firmiamo.it/petizionemondialecontroitaglidellafinanziaria

da http://www.ilgiornale.ch

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Re: Petizione del CGIE contro i tagli

Messaggio  annalaura il Mar 04 Nov 2008, 13:03

Piero Calamandrei
di Stefano Bruno

Friday, 31 October 2008

Discorso pronunciato a Roma l'11 Febbraio 1950 al III Congresso dell’ Associazione a difesa della scuola nazionale.

Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"

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