Curiosità: domande e risposte

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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Mer 18 Giu 2008, 10:51

Origine dei cognomi

L'uso del cognome aggiunto al nome per identificare una persona compare intorno all'anno Mille per poi fissarsi nel Rinascimento in gran parte d'Europa. Prima di quel periodo i nomi bastavano a distinguere gli uomini l'uno dall'altro, e comunque la confusione non era poi tale da dover ricorrere a un "secondo nome". Quando, invece, nel secolo XI ci si accorse che i nomi adoperati si ripetevano sempre più spesso, rischiando la confusione, ecco allora subentrare al nome unico il nuovo sistema nome + cognome.
Dapprima il cognome serviva solo per distinguere le persone tra loro, come se fosse un secondo nome, ma col passare del tempo diventò ereditario, trasformandosi in un mezzo per individuare la famiglia d'appartenenza.
Questa aggiunta al nome di battesimo ha varie origini storiche: poteva essere il nome del padre (per esempio Sergio Di Michele); poteva indicare la professione (Carlo Macellan) o la provenienza (Marco Milano); oppure poteva essere inizialmente un soprannome (Rossi, dal colore dei capelli).
L'uso dei cognome è ormai da tempo in voga, ma alcune persone si possono sottrarre alla sua regola: sono, per esempio, i papi e i sovrani, riconosciuti pubblicamente per il nome (papa Giovanni XXIII, papa Pio XII, la regina Elisabetta II, re Juan Carlos) e non per il cognome.
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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Mer 18 Giu 2008, 21:48

STORIA DEL BICCHIERE

Nonostante conoscessero il vetro, gli egizi non pensarono mai di utilizzare questo materiale per fabbricare recipienti piuttosto grandi. Per ciotole, coppe, piatti e bicchieri destinati alla gente comune utilizzarono sempre la creta, mentre sulla tavola del faraone c'erano recipienti d'oro e d'argento. A Roma, invece, il vetro era apprezzato, i patrizi bevevano in coppe di vetro. Il vetro, però é un materiale fragile e a quel tempo il prezzo di una coppa era molto elevato; perciò il bicchiere fu spesso sostituito dalla coppa o dal calice di metallo, dalla ciotola di legno o dalla valva di una grossa conchiglia, alla quale era stato aggiunto uno stelo.
I popoli che invasero l'Italia provenienti dal Nord, provocando la caduta dell'impero romano, usavano coppe ricavate da corni di animali, oppure bevevano direttamente da otri di pelle d'animale, come fanno ancora oggi alcune popolazioni dell'Africa settentrionale. I re non disdegnavano di bere da coppe rivestite d'oro, impreziosite da pietre incastonate con grande maestria dagli orafi del tempo. Solamente dopo l'anno 1000 si diffuse in tutta Europa l'abitudine di bere in bicchieri di vetro, che la fantasia e l'abilità di esperti vetrai sapeva trasformare in piccoli capolavori. Per citare un esempio, Lorenzo dei Medici, il signore di Firenze, possedeva una collezione di bicchieri realizzati in ametista e diaspro, impreziositi da una montatura d'oro, che oggi possiamo ammirare al museo degli argenti a Palazzo Pitti di Firenze.

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Messaggio Da annalaura il Gio 19 Giu 2008, 08:23

STORIA DEL CAPPELLO

Avendo la necessità di proteggere la testa dal freddo, dalla pioggia, dai raggi del sole, fin dall'antichità la gente si é servita di cappucci, veli, cuffie, berretti, turbanti di ogni foggia. Solamente verso la metà del Quattrocento fece la sua comparsa il cappello, cioè il copricapo di feltro caratterizzato da una visiera, chiamata anche falda o ala. Pare che il primo ad indossarne uno fu Carlo VIII, che lo sfoggiò in occasione della sua visita a Roma.
Il Settecento fu il secolo d'oro del cappello. A quel tempo il re Luigi XV lanciò la moda del tricorno, che diventò il copricapo ufficiale delle divise militari di diversi eserciti. Le signore veneziane trovarono così elegante e civettuolo il cappello a tre punte che lo adottarono, portandolo sopra le parrucche incipriate e la maschera o bauta, sotto al quale nascondevano parte del viso. Le nobildonne francesi e inglesi amavano anche i grandi cappelli ornati di piume e, per puro divertimento, giunsero ad indossare cappellini adornati con uccelli imbalsamati, civetteria che oggi sarebbe giudicata di pessimo gusto. Nel 1806 Arrington, un famoso cappellaio di Londra, creò il cilindro che col tempo diventò uno dei simboli della città.
La moda dell'Ottocento e del Novecento diede grande risalto a questo capo di abbigliamento, creando per le donne modelli eleganti, deliziosi, sofisticati o sportivi, adatti a ogni occasione. Anche oggi, davanti alla grande varietà di modelli, c'é solo l'imbarazzo della scelta e basta indossare un cappello un po' originale per sentirsi nei panni di un personaggio immaginario e aver voglia di giocare al teatro.

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Messaggio Da annalaura il Gio 19 Giu 2008, 08:34

STORIA DELL’OMBRELLO

Nel nome ombrello si nasconde la parola ombra, che dichiara la sua funzione originaria di parasole. Ritroviamo l'immagine del parasole negli affreschi delle tombe egizie e negli antichi libri cinesi. D'estate sopra l'arena romana veniva steso il velario, una leggera tenda che proteggeva gli spettatori dal sole. Nelle giornate ventose, però, quando il velario non poteva essere steso, le signore romane assistevano agli spettacoli proteggendosi dai raggi del sole con ombrelli di seta, decorati con perle e conchiglie. Nel 1176 il doge di Venezia chiese al papa Alessandro III il permesso di apparire in pubblico protetto da un ombrello appositamente creato. L'ombrello del doge, simbolo di dignità e di potenza, era fatto di prezioso broccato e tessuto con fili d'oro. Nel Cinquecento, Caterina dei Medici fece conoscere ai francesi il parasole, e nel Seicento questo accessorio venne esportato in Inghilterra, dove non ebbe molta fortuna, a causa del clima di quel paese.
Verso la fine del Settecento in Francia, il parapioggia era già diventato un oggetto di uso comune. Nell'Ottocento fino ai primi anni del Novecento il parasole raggiunse in Francia e in Italia una grande fortuna. Molti dipinti dell'epoca ritraggono donne e ragazze con il loro ombrellino, il grazioso accessorio che sottolineava l'eleganza dell'abito. Oggi il popolo giapponese conserva l'usanza di ripararsi dal sole e molto spesso d'estate si incontrano comitive di turisti provenienti dal paese del Sol Levante, muniti non solo di macchine fotografiche, ma soprattutto di ombrelli. In Occidente, invece l'ombrello viene esclusivamente usato quando piove; e solo in estate nei giardini e sulle spiagge, ci si ripara sotto l'ombrellone.

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Messaggio Da annalaura il Gio 19 Giu 2008, 08:41

STORIA DELLA BAMBOLA

Le bambole sono giocattoli antichissimi. Nelle tombe degli egizi e degli etruschi gli archeologi hanno ritrovato bambole bellissime, fatte di legno o terracotta, dipinte a colori vivaci e spesso ornate di gioielli preziosi.
Le bambole con cui giocavano le bambine greche, erano fatte di argilla cotta, osso o cera e raffiguravano donne adulte. Le bambine romane potevano disporre di bambole fatte di legno, di cera, d'avorio e persino d'alabastro, le quali avevano espressioni differenti; alcune sorridevano, altre piagnucolavano, proprio come le bambole moderne. Le bambole hanno sempre indossato abiti che riflettevano la moda del secolo; dal 1600 i costruttori di giocattoli iniziarono a creare le case di bambola, fornite di arredamento in miniatura ed accessori.Nel 1700 si cominciarono a costruire giocattoli semoventi e le bambole, costruite con legno, cera e cartapesta, divennero oggetti preziosi che si muovevano delicatamente, seguendo il motivetto di un carillon. Nell'ottocento le bambole ritornarono ad essere bambine, con rosee guance di porcellana. All'inizio del secolo nacquero le bambole di pannolenci, tenere sorelline delle bambole di celluloide, con gli arti mobili. Solo molto recentemente questi materiali sono stati sostituiti dalla plastica, infrangibile e lavabile, con cui vengono prodotti tutti i giocattoli moderni. Oggi molti adulti si contendono a caro prezzo le bambole antiche, che sono diventate oggetto di collezione, mentre le bambine di tutto il mondo giocano con Barbie, la bambola americana che sembra un'indossatrice.

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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Gio 19 Giu 2008, 08:49

STORIA DELLA CANDELA

Prima che si scoprisse il modo di utilizzare l'energia elettrica nel secolo scorso le case venivano illuminate con lampade ad olio e a gas o con le candele. Gli antichi romani utilizzavano candele che venivano fabbricate seguendo questo procedimento. Si immergeva una corda di canapa in un contenitore pieno di pece calda e liquida; estraendo lo spago, la pece che vi rimaneva appiccicata a poco a poco si solidificava. Successivamente la candela veniva immersa nella cera calda e allo stato liquido. Una volta estratta, anche la cera, a contatto con l'aria, diventava solida e la candela poteva essere utilizzata. Queste candele, le stesse che venivano accese dai primi cristiani quando di notte si recavano di nascosto nelle catacombe per pregare, emanavano odore di sego, una sostanza con cui era composta a quel tempo la cera.
Occorrerà giungere al 1820 per ottenere candele inodori, quando due francesi fabbricarono le prime candele di stearina, una cera priva di grassi. Qualche anno più tardi, nel 1834, un altro francese inventò uno stoppino ritorto, che rese le candele più luminose. Si chiamava Newton, invece, l'inventore inglese che nel 1846 ideò la macchina capace di produrre candele. Da allora la tecnica della produzione delle candele non é molto cambiata. La fantasia dei produttori si è però sbizzarrita ed ha creato ceri e candele dalle forme eleganti, buffe, classiche o bizzarre, aggiungendo al fascino misterioso della luce della candela un tocco di colore e di profumo decisamente gradevoli. Oggi le candele illuminano le nostre case solo in casi eccezionali o di emergenza. Hanno però continuato ad esercitare il loro misterioso fascino sui bambini, che spengono con un soffio le candeline della torta di compleanno.

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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Ven 20 Giu 2008, 10:41

STORIA DELLO SPECCHIO

Con molta probabilità i primi uomini si specchiavano nell'acqua, rimanendo sorpresi e stupiti di vedervi riflessa la propria immagine. Più tardi gli antichi utilizzarono come specchi i piatti di terracotta nei quali versavano acqua. L'immagine riflessa dall'acqua, però era vaga, per questo egizi, greci, ebrei e romani finirono col preferire le superfici ben lucidate di alcuni metalli e, soprattutto il vetro. Nelle tombe egizie sono stati ritrovati specchi fenici ottenuti con sottili lastre di vetro; una delle facce della lastra era ricoperta da piombo che, annerendo il fondo, trasformava il vetro in uno specchio. Nel Cinquecento, Leonardo Fioravanti scrisse un trattato nel quale spiegava la tecnica per fabbricare i fondi degli specchi utilizzando mercurio e stagno.
A Venezia, dove fiorì l'arte del vetro, i soffiatori producevano specchi così belli che tutte le fanciulle, persino nella lontana Persia, ne desideravano uno in dono in occasione del loro matrimonio. Gli specchi realizzati a Venezia erano molto costosi; solo verso la fine del Seicento si incominciò ad adottare una tecnica di produzione meno laboriosa: i costi scesero e tutti incominciarono ad usare lo specchio. Fino all'Ottocento i vetrai riuscivano a produrre solo specchi di piccole dimensioni; solo alla fine del secolo in Germania vennero fabbricate lastre molto grandi, in grado di riflettere le immagini senza deformarle.

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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Ven 20 Giu 2008, 10:52

STORIA DELLA MATITA



La matita è lo strumento più comune per scrivere e disegnare, ma non è il più antico. Infatti la grafite, cioè il minerale grigio che viene avvolto in un bastoncino di legno, fu scoperta solo nel 1664. Qualcuno si accorse che la grafite lasciava su un foglio di carta una traccia ben visibile, ma facilmente cancellabile con un po' di mollica di pane, e pensò di utilizzare questa proprietà del minerale. Il 10 settembre ricorre il compleanno delle matite! Sì, perché proprio quel giorno dell'anno 1665 furono messi in vendita i primi bastoncini di grafite, protetti da un involucro di stoffa o da sottili canne di bambù. Le matite con il rivestimento di legno, come quelle che si utilizzano oggi, comparvero molto più tardi, nel 1795 e fu il francese Conté a metterne a punto la produzione. La grafite impastata con argilla, veniva tagliata in striscioline; dopo una breve cottura, le striscioline venivano infilate in bastoncini cavi di legno di cedro e fissate con una goccia di colla. Ancora oggi l'involucro delle mine più pregiate viene ricavato da legno di cedro rosso o di ginepro, mentre le matite più comuni sono fatte di legno di ontano o di tiglio. Le mine delle matite possono essere dure o morbide; le prime sono contrassegnate con la lettera H, le altre con la lettera B. Un numero indica la maggiore o la minore durezza o morbidezza della matita. Accanto alle matite nere, esistono in commercio le bellissime matite colorate, che i bambini chiamano pastelli; le loro mine sono di coloranti minerali mescolati ad altre sostanze naturali e sintetiche.

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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Ven 20 Giu 2008, 10:59

STORIA DELLA PENNA



Fin dall'antichità gli uomini hanno lasciato traccia della loro storia utilizzando sistemi e tecniche differenti. La prima penna con cui fu scritta la storia dell'umanità fu una semplice cannuccia vuota con la punta sottile. Intinta in una sostanza gommosa mescolata a polvere di carbone o ad altre sostanze vegetali, permetteva agli scribi egizi di tracciare complicati geroglifici su lunghi rotoli di papiro. Per evitare lo spreco della carta pergamena, che richiedeva una lunga lavorazione e perciò costava molto, gli scolari romani scrivevano incidendo con uno stilo appuntito tavolette di legno spalmate di cera. I loro lunghi esercizi di scrittura potevano essere cancellati rinnovando la cera della tavoletta, maneggevole quanto una piccola lavagna. Dopo l'anno mille si scriveva su carta pergamena e più tardi su carta ricavata da stracci con una penna d'oca, appuntita ad arte: all'estremità aguzza della penna veniva praticato un taglietto per far scorrere l'inchiostro in modo regolare.
Nell'Ottocento si scriveva con cannucce di legno munite di pennini di acciaio che, essendo fabbricati a mano, erano costosissimi. Quando nel 1820 tre inglesi idearono una macchina capace di fabbricare meccanicamente i pennini di metallo, il prezzo divenne accessibile; le cannucce ed i pennini di forme differenti, da intingere con cautela nell'inchiostro, si diffusero rapidamente e gli scolari di tutta Europa li utilizzarono fino a qualche decennio fa. Verso la fine del 1800 fecero la loro comparsa le prime penne stilografiche che, grazie alla loro maneggevolezza e comodità, ebbero grande successo.
Le penne stilografiche con pennino d'oro sono oggetti che richiedono attenzione: oggi i bambini preferiscono usare le modernissime penne a sfera o i pennarelli.

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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Ven 20 Giu 2008, 11:05

STORIA DELLE SCARPE

Da quando i primi uomini vagavano scalzi nelle foreste seguendo le tracce della cacciagione, i piedi dell'umanità hanno percorso molta strada, protetti all'inizio da pezzi di corteccia d'albero o di pelliccia. Solamente quando inventò l'ago, l'uomo riuscì a confezionare scarpe più comode, fatte di pelle d'animale ammorbidita o di canapa intrecciata e tessuta. Col tempo suole e tomaie si adattarono alla forma del piede, consentendo una maggiore comodità. Nell'antico Egitto si calzavano sandali molto semplici, che consistevano in una suoletta munita di lacci da annodare al collo del piede. Naturalmente i sandali dei re e degli alti funzionari di corte erano impreziositi da placche o fibbie d'oro.
Le donne greche prediligevano i sandali di cuoio rosso, con suole molto alte, che aumentavano la statura, mentre gli uomini preferivano calzare stivaletti alti, ornati da borchie metalliche rilucenti. In casa le fanciulle etrusche portavano ai piedi pantofole di panno rosso, verde o marrone; quando uscivano, calzavano sandali di cuoio, legati alla caviglia. Nell'antica Roma ogni classe sociale calzava scarpe differenti: i senatori portavano sandali chiusi, bianchi o neri, mentre il colore rosso era riservato agli imperatori; i soldati avevano i coturni, alti fino al ginocchio, mentre le donne patrizie sfoggiavano stretti ed eleganti sandaletti d'oro. Nel Medioevo ebbe grande diffusione la scarpina con la punta lunga di pelle foderata e cucita in modo da aderire al piede come la calzamaglia. Dal Rinascimento fino alla fine del Settecento uomini e donne di rango calzavano scarpe finemente ricamate e con tacchi alti, mentre in ogni parte d'Europa la gente comune doveva accontentarsi di zoccoli di legno.

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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Ven 20 Giu 2008, 11:11

STORIA DELLE CALZE

Fin dall'antichità i cinesi, ritenendo molto sconveniente mostrare i piedi nudi in pubblico, fasciavano accuratamente le proprie estremità. I pastori e i contadini nell'antica Grecia, invece, pensavano che tenere al calduccio i piedi fosse necessario e piacevole, e perciò prima dei sandali, si infilavano ai piedi i calzari, una specie di fodera della calzatura vera e propria. Nel Medioevo, in Europa si diffuse il costume di coprire non solo i piedi, ma anche le gambe con le calcia, lunghe calze di sottile pelle o di tessuto, molto aderenti, che sostituivano i calzoni finché, nel Settecento, nella moda maschile questa specie di calze vennero nuovamente soppiantate dai pantaloni. Dopo il 1300 le donne incominciarono a indossare, sotto la veste, calze di panno e di seta, lunghe fino al ginocchio e quasi sempre di colore rosso. Solo intorno al 1400 le dame veneziane diffusero la moda delle calze lunghe, antenate della moderna calzamaglia, ricamate a mano e impreziosite da trine e merletti. Fu l'inglese William Lee a ideare nel 1589 il primo telaio per produrre le calze in serie. Qualcuno, dopo essere riuscito a copiare il modello di quella macchina utilissima, la riprodusse in America, che era già stata colonizzata dagli inglesi; dove le calze furono accolte con grande simpatia e il fabbricante si arricchì.Nel Seicento in Inghilterra vennero censiti circa seicento telai adatti a fabbricare calze e ben presto i calzettai diventarono una corporazione di artigiani molto importante. L'invenzione dei telai meccanici ha incrementato la produzione di calze lunghe, corte, di cotone, di lana, di seta, di fibre sintetiche, colorate e ricamate, resistenti, velate, eleganti, sportive, comode e adatte alle esigenze e al gusto di persone di ogni età.

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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Ven 20 Giu 2008, 11:30

CESTI E CANESTRI

I cesti ed i canestri sono una invenzione remota. Questi sono tra i più antichi recipienti costruiti dall'uomo, forse prima dei vasi in ceramica. Già utilizzati nell'antico Egitto, in età romana appaiono, ad esempio, impiegati per la vendita e il trasporto del pane. Di vimini era fatto il ventilabro, che serviva per liberare i grani dalla pula; il crivello, sorta di setaccio; oltre che i cestelli per la raccolta. Cestelli di vimini venivano utilizzati sia nell'estrazione dell'olio che per la spremitura delle vinacce. Cestoni erano usati per il trasporto del letame e la successiva concimazione dei campi. Canestri si adoperavano anche per la semina di cereali e di leguminose. Ampio l'uso di cesti e canestri in età medievale per gli impieghi più diversi: dalla vendemmia alla raccolta dei prodotti dell'orto; dalle ceste per contenere le uova ad una sorta di gabbie per il trasporto e la vendita dei volatili. Al tempo dei comuni, a Perugia, ad esempio, tra le corporazioni compare quella dei cestai e canestrai. Il ricorso a questi contenitori è stato persistente nel tempo. Solo con l'avvento delle materie plastiche, questi manufatti in fibra naturale stanno sparendo dall'uso quotidiano, anche se rimane la loro lavorazione in ambito artigianale. Celebre, ad esempio, è la produzione di cesti e canestri in Sardegna.

In inverno quando le attività nei campi erano rallentate dai rigori del freddo si provvedeva a predisporre gli attrezzi e gli strumenti da utilizzare per i vari lavori che andavano dalla semina al raccolto. La manifattura dei canestri, delle ceste e dei contenitori in genere occupava una fetta considerevole di questo tempo. L'opera iniziava dalla raccolta del cosiddetto "vinco" (nome generico per ramoscelli di salice) che cresceva spontaneamente lungo i corsi d'acqua, o trapiantato lungo gli spartiacque dei campi, ecc... Affastellato si portava in casa dove si provvedeva alla lavorazione: con lo stelo grezzo venivano prodotti canestri per la vendemmia e la raccolta delle olive, con i ramoscelli bolliti e scortecciati si approntavano cesti destinati a contenere beni primari e delicati. Il sistema di lavorazione per i vari contenitori era identico e si basava sull'intreccio continuativo dei vinchi, i quali, intessendosi, terminavano con la creazione del manico o dei manici oppure del semplice bordo.

(Mi dispiace: non so da dove l'ho preso nel web!!!)
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Messaggio Da annalaura il Ven 20 Giu 2008, 11:41

L' ARATRO

La storia dell'aratro è antica, varia e complessa secondo le epoche e le zone geografiche. Noto in area mesopotamica (attuale Iraq) nel IV millennio a.C., esso segna l'affermarsi di una agricoltura organizzata che favorì l'apparire delle città. Il suo uso si consolidò in Egitto nel corso del III millennio e passò poi in Europa. Esso ha subito nei secoli notevoli modificazioni ed adattamenti. Da semplice bastone con punta inferiore incurvata in avanti per incidere il suolo, si passò nell'antico Egitto ad un tipo con la parte lavorante ancora più ricurva. I greci attribuirono il primo impiego dell'aratro di legno al mitico Trittolemo. In area nord-italiana è testimoniato nel III millennio a.C. Dal VII secolo in poi, specie in epoca etrusca, comparve il vomere in ferro e si ebbe così una grossa rivoluzione tecnologica, in quanto esso permise una migliore lavorazione delle terre argillose compatte che costituiscono gran parte della nostra Penisola. I Romani introdussero il carrello (aratro a carrello) ed il coltro, cioè quell'elemento collocato davanti al vomere atto a tagliare verticalmente la terra, ed aprirono la strada all'aratro asimmetrico. Nel corso del Medioevo si affermò questo tipo di aratro con versoio, il che rappresentò un ulteriore progresso. Proprio grazie al versoio si può meglio rivoltare la terra per aerarla e riportare in superficie gli elementi fertili. L'aratro così fatto ha mantenuto, pur con differenziazioni locali, e secondo la natura dei terreni, le medesime caratteristiche fino all'avvento della meccanizzazione agricola.

VOCABOLARIO

Vomere: Robusta lama triangolare dell'aratro,che taglia orizzontalmente la zolla di terra dopo l'incisione verticale operata dal coltro.
Coltro: nell'aratro, lama d'acciaio collocata davanti al vomere che fende la terra verticalmente.
Bure: nell'aratro, il timone, cioè la stanga di legno o d'acciaio che costituisce la struttura centrale dell'attrezzo, alla cui parte anteriore viene innestato il giogo.
Versoio: componente dell'aratro, costituita da una lamiera concava d'acciaio, che ha la funzione di rovesciare la zolla tagliata dal vomere.
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Re: Curiosità: domande e risposte

Messaggio Da annalaura il Dom 29 Giu 2008, 18:10

Cos’è l’arcobaleno e come si forma?


Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima chiederci che cosa è la luce. La luce è una delle tante forme d’energia raggiante.
L’energia raggiante viene preparata dalla sua fonte (per esempio il sole) sotto forma di onde.
Queste sono lunghe o corte, si ripetono in rapida o lenta successione (frequenza), e secondo queste caratteristiche possiamo avere le onde radio, i raggi X.
Nel nostro caso, la luce si comporta in maniera un po’ strana: finché viaggia non la vediamo, ma quando urta un ostacolo, la vediamo.
La luce del sole non è in realtà bianca; è invece una somma di onde luminose diverse che si manifestano sotto diverse colorazioni.
Isaac Newton, un famoso scienziato, fece tanti anni fa un esperimento con un pezzo di vetro tagliato a forma di prisma. Lo espose ad una fonte di luce e osservò che dalla parte opposta, sull’altra faccia del prisma, usciva un fascio luminoso di sette colori distinti.
Questi colori sono gli stessi che vediamo quando appare l’arcobaleno, e cioè rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco (blu) e violetto.
I raggi associati ad ognuno di questi colori hanno diverse lunghezze d’onda e quando passano da un tipo di materia a un’ altra di densità diversa (aria,vetro; aria,acqua) vengono deviati nella loro traiettoria (rifratti).
In questo modo è possibile distinguere diversi colori quando i fasci di luce da essi composti vengono rifratti e dispersi (scomposizione della luce) passando attraverso un prisma, o quando durante la pioggia vengono rifratti, dispersi e poi riflessi dalle gocce d’acqua che in quel momento sono sospese nell’aria, dando luogo al fenomeno dell’arcobaleno.
L’arcobaleno si può osservare solo se l’osservatore ha il sole alle spalle. Esso, quindi, è costituito da sette archi di diverso colore.
Le gocce scompongono la luce nel suo spettro completo di colori. L’aspetto circolare dell’arcobaleno è dovuto principalmente alla forma sferica delle gocce d’acqua.

ESPERIMENTO:


Per farvi un’idea del fatto che sommati insieme i colori dell’arcobaleno danno luce bianca, provate a costruirvi una trottola speciale:
- procurarsi una matita;
- tagliare un cartoncino del diametro di 10 cm;
- praticare un piccolo foro al centro del disco;
- infilarci la matita;
- temperarla da un lato con un temperamatite fino ad ottenere una bella punta;
- posizionare il cartoncino a più o meno di 4cm dalla punta;
- preparare un disco di carta suddiviso in 7 spicchi uguali e colorarlo con i colori dell’arcobaleno seguendo l’ordine prima descritto;
- praticare un foro al centro e inserire nel disco la trottola.
Facendola girare velocemente, potrete osservare come il disco apparirà bianco ( o quasi).
È la dimostrazione che i colori tutti insieme danno la luce bianca.

da "Mondosilma"
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Messaggio Da annalaura il Lun 07 Lug 2008, 09:02

La festa dei bambini in Giappone

Sapevi che il Giappone è il paese delle feste? Se ne fanno circa 600 all’anno.

Se il 5 maggio ti dovessi trovare a passeggiare per le strade di Tokyo o di qualche altra città giapponese, alza gli occhi verso l’alto: dappertutto svolazzano enormi pesci colorati.
Pesci volanti? Sì, sono delle grandi carpe di leggero tessuto o carta colorata, che funzionano come le maniche a vento che si vedono negli aeroporti.
Possono essere lunghe anche alcuni metri. Basta contarli e si sa quanti bambini (maschi) vivono in ogni casa.
Quella di esporre pesci volanti sui tetti nel giorno dedicato all’infanzia, è un’usanza antichissima. La carpa è un pesce cocciuto e coraggioso, che affronta fatiche e pericoli per tornare a casa sua.
Il coraggio e la (buona) testardaggine sono le doti che un giapponese deve avere. Per questo i papà mettono quei pesci sulle loro case e i bambini sanno che devono darsi da fare per farli contenti...

Kodomonohi
Anna Laura

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